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Intervista a Chiara Camozzi madrina di Wajukuu Art Project

Lo scorso autunno, Farfalle di Luce ha posato la sua attenzione anche sui bambini del continente africano. In Kenya, alla periferia di Nairobi, si trova lo slum di Mukuru dove la sovraffollata popolazione vive nel degrado più totale. Impossibile da pensare, ancora di più da credere, ma anche nel contesto di povertà, violenza, miseria delle baraccopoli, possono nascere dei fiori.

Il merito di uno di questi miracoli spetta ad un gruppo di artisti che 12 anni fa hanno deciso di servirsi dell’arte per lavorare con i bambini. Loro hanno piantato il seme, ed è nato Wajukuu Art Projec, il progetto che Farfalle di Luce ha scelto di sostenere, riconoscendo il ruolo di madrina a Chiara Camozzi.

Italiana, ma residente da anni in Kenya, Chiara lavora per un’organizzazione non governativa che ha svolto missioni umanitarie in America Latina e in Africa. Oggi, grazie a fondi stanziati dall’UE, sta seguendo in Somalia dei progetti di supporto, a differenti gruppi, per creare dialogo e identità.

Abbiamo incontrato Chiara, in Italia per festeggiare il Natale e abbiamo vissuto dalla sua voce cosa voglia dire vivere quelle realtà e condividere esperienze come quella del progetto in essere in Kenya.

Intervista integrale a Chiara Camozzi dello scorso dicembre 2018 a Monza

“L’utilizzo della cultura e dell’arte non sono solo strumenti di pace, ma sono anche mezzi per ricostruire un tessuto sociale frammentato e rappresentano l’opportunità, per i bambini dello slum, di trovare fiducia in se stessi e nel futuro”. Nella voce pacata, ma ferma, di Chiara, nella gestualità delle sue mani, nella luce dei suoi occhi, c’è la voglia di raccontarci come “la passione di un gruppo di pochi abbia permesso a un centinaio di ragazzi di avere un’opportunità, di avere delle alternative, oltre che di poter occupare il tempo in modo costruttivo”.

“Disponendo di mezzi basici e risorse limitate, questi artisti sono riusciti a fare un lavoro eccellente perché”, ha proseguito Chiara, “sono persone moralmente pure, impegnate, che sentono molto la responsabilità di dover restituire qualcosa a bambini che non hanno niente. Oggi sono adulti, ma loro stessi hanno vissuto nello slum, sono cresciuti, hanno avuto fortuna e hanno avuto l’opportunità di uscire”.  Per tornare, poi, con un bagaglio di esperienze e conoscenze e per generare quel circolo virtuoso che si instaura quando la gratitudine ti spinge ad alimentare speranza, in chi speranza non ha.

Abbiamo conosciuto gli artisti del Wajukuu Art Projec, in occasione di un viaggio della nostra Presidente, invitata a tenere un seminario in Kenya. A Micaela è bastata una settimana per capire che l’esperienza di Mama Africa poteva essere potente.  Perché, come ha confermato Chiara salutandoci, “avere la possibilità di vedere con i propri occhi quello che nessuna parola può realmente esprimere, fa davvero la differenza” .

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